
Il mestiere dell'attore, molte volte, è inteso come " l'arte" della finzione e della riproduzione, più passa il tempo e più l'esperienza mi insegna che questo non è vero.
Innanzi tutto, non si fa l'attore lo si è!
E questo essere attori, più che esercitare un mestiere, vuol dire fare un percorso conoscitivo, attraverso gli altri e se stessi, verso la Verità.
La condizione primaria dell'attore è, quindi, quella di fare il vuoto in sé stessi, quella di rendersi concavi, recipienti, in una parola "femmina". L'attore, allora, è "passivo" nel recepire, attraverso l'Amore, le varie realtà (i personaggi e le loro storie) fino a quando conosce una realtà superiore, totale, diventando finalmente "attivo".
Potremmo, perciò, dire che l'attore è tutte le diversità, vive di diversità: l'attore è il diverso. Non ha sesso, ma li ha tutti, "ha una testa gigante fatta di due teste" con cui si guarda e guarda intorno cogliendo il Tutto, essendo uno con il Tutto.
Hedwig è la perfetta metafora di tutto questo.
La sua tragica storia è, innegabilmente, un "Golgota" verso la Conoscenza fino al conseguimento dell'Amore che è accettazione/comprensione piena, di sé e dell'altro.
Come attore, pur avendoci provato, non potevo resistere, alla meravigliosa anima di Hedwig.
CHE DIO ME NE RENDA DEGNO!
Pier Luigi Misasi